Le nostre radici

Economia di Secondigliano nel 900

Il primo nucleo dell'insediamento rurale di Secondigliano, che diventerà più tardi Casale Regio di Secondigliano, risalirebbe all'età imperiale, ma non se ne ha documentazione scritta né archeologica.

Il primo borgo rurale sorse in corrispondenza del secondo miglio della via Atellana, L'attuale Corso Secondigliano, denominato un tempo Corso Umberto, corrisponderebbe al tracciato iniziale di questa strada. L' economia era basata sull'agricoltura ed era regolata da rapporti feudali. In età medioevale, quando era solo un villaggio, apparteneva ad ordini monastici o a famiglie nobili che lo concedevano in fitto a famiglie notabili che a loro volta lo subaffittavano a contadini che lo coltivavano. Era diviso in varie "masserie" tra loro slegate. Le trasformazioni dei villaggi in Casali trovò impulso nell'istituzione della tassa del focatico (tassa di famiglia, imposta sul foco, cioè sul nucleo familiare) in periodo aragonese è confermata da Ferdinando il Cattolico nel 1505. La popolazione dei villaggi aumentò notevolmente e amministrativamente e diventarono Casali. Nel corso del 1600 Secondigliano, come gli altri Casali di Napoli, si trasformò in Universitas, una istituzione amministrativa dotata di grande autonomia e privilegi e governata da rappresentanza e assemblee popolari. Lo spazio denominato ancora oggi" Miezo o' Casale" era lo spazio destinato alle assemblee del Parlamento popolare, oltre che al mercato agroalimentare il Casale riforniva la città di grano, verdure, frutta, vino. Secondigliano, situata in una zona fertilissima, a 105 m. di altitudine, produceva buona frutta, grano, fave, piselli, fragole, orzo, gelso, lino, vino, anche se di mediocre qualità. La strada che da Napoli portava a Melito era tutto un filare di gelsi che permettevano di usufruire delle foglie degli alberi per allevare i bachi e produrre un'ottima seta, la migliore durante il Regno di Napoli. Anche la produzione del lino era fiorente. Le donne in casa lavoravano i tessuti e gli uomini si dedicavano al commercio. Dalla macellazione delle carni di maiale si ricavava il rinominato "salame di Secondigliano." L'aria salubre favoriva la longevità. Molto numerosi erano a Secondigliano, nell'antichità, i centenari.

La vita, però non doveva essere tranquilla. Lo storico Galanti affermava, alla fine del 1700, che la zona faceva ancora paura per la presenza di bande di malfattori che popolavano la selva che esisteva nella parte alta dell'attuale Calata Capodichino; . Gli uomini portavano con sé lo schioppo e il coltello; anche quando andavano in chiesa ad ascoltare la messa. Prima che aprissero la strada per Capodichino, nel 1585, la zona era inaccessibile e pericolosa da percorrere per la presenza di ladri e briganti. Agli inizi dell'Ottocento, la feudalità venne abolita e le Università feudali, quali erano casali, vennero trasformati in comuni autonomi.

Nel 1925 Secondigliano fu annesso al Comune di Napoli e diventò una sezione municipale, perdendo così quell'autonomia che aveva gelosamente conservato per centinaia di anni e acquistando i caratteri, sempre più negativo di periferia urbana. Fino agli anni "50" conservò, però, la sua autonomia storica, le sue tradizioni e la prerogativa di zona salubre. Le balie vi portavano i bambini ed era meta di gite e scampagnate per le numerose e rinomate trattorie. Èstata l'edilizia selvaggia degli anni Sessanta che ha portato un vero e proprio stravolgimento: Secondigliano è stata individuata come zona di edilizia popolare, dove confinare i ceti più bassi. Sono sorti rioni come il Berlingieri a Via Cassano, l'INA casa, il Don Guanella, mentre altri rioni a edilizia privata hanno distrutto le rimanenti aree verdi: il Rione Kennedy, il rione Divina Provvidenza, l'agglomerato intorno al Corso Italia e a Via De Pinedo. Dopo l'entrata in vigore della legge 167/62 è sorto nell'area nord - ovest il grande quartiere Scampia che ha dato alla zona il nome di "Ghetto del cemento nudo". E le vele sono diventate il simbolo del degrado e del malessere delle periferie. Dalla fine degli anni Ottanta Secondigliano ha avuto il carcere. L'amministrazione ha comunque avviato in parte realizzato un piano di ricostruzione e di riqualificazione urbanistica. La zona dei "Censi" è stata ristrutturata o ricostruita per riparare ai danni del terremoto. Di fronte al cimitero ora sorge il nuovo "Rione dei fiori" che accoglie le strutture amministrative e sanitarie e anche un piccolo parco verde attrezzatoÈ stato anche approvato un progetto di riqualificazione delle vele che prevede l'abbattimento di alcune di esse e la ristrutturazione con destinazione a usi diversi delle altre. La speranza è che, in questo modo, le vele si trasformino da simbolo del degrado e dal malessere della periferia a simbolo del riscatto e della rinascita.

Economia di Secondigliano 1800-1900

Secondigliano, prima del XX secolo, era abitata da circa 3000 persone, ma nonostante i suoi pochi abitanti godeva di un'economia molto fluente. Lungo il Corso Secondigliano, la strada principale, ,per produrre la seta che poi veniva commerciata , erano stati piantati alberi di gelso ,di cui si nutrono i bachi da seta . Inoltre vi erano due famosi mulini e pastifici e salumifici che producevano dei salumi molto particolari, apprezzati anche oltre l'Italia, portati all'estero dai commercianti. Secondigliano era luogo di turismo, a Capodichino, dove ora c'è l'aeroporto, vi era il Campo di Marte dove venivano effettuate, manovre militari che attiravano l'interesse di molte persone. Dopo aver visto l'esecuzione, gli spettatori si riversavano verso i locali della zona dove potevano gustare pietanze tipiche.

Prima che fosse trovata una cura per la tubercolosi molti napoletani venivano a curarsi a Secondigliano dove potevano godere di un clima asciutto e ventilato, adatto mitigare le malattie polmonari.

In seguito all'epidemia di colera del 1884, la popolazione iniziò ad evacuare dai quartieri poveri di Napoli e, approfittando della presenza di tre linee ferroviarie che attraversavano Secondigliano, si riversarono in questo territorio, dove la popolazione passò dai 3000 abitanti a 5000-7000 abitanti con un alto numero di disoccupati. Infine Secondigliano era un luogo molto fertile, di conseguenza era sviluppata anche l'agricoltura.

Che un paese di appena tremila abitanti  godesse di una florida economia lo dimostrano, soprattutto, la nascita di una Banca Popolare, che tuttora è presente sul territorio, sebbene facente parte di altro istituto di credito, e i fastosi palazzi che la ricca borghesia locale fece realizzare, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, lungo il ritrutturato Corso Umberto, poi Corso Secondigliano.

Tranne alcune ville, che hanno una struttura diversa con giardino anteriore, quasi tutti i palazzi hanno una forma simile con uno scalone ornamentale, ringhiere e corrimano di ferro battuto in stile floreale; affreschi negli androni, nelle trombe delle scale e nelle stanze principali (molti dei quali deteriorati dal tempo); dietro l'edificio prendevano, e in alcuni casi prendo, posto i giardini dove i borghesi godevano dell'aria salubre della zona, arricchiti da vasche, fontane e orti. I palazzi del Corso rappresentano qualcosa di unico, che raramente si riscontra in altre località italiane, che andrebbe preservato. Molti di questi giardini, purtroppo, sono andati distrutti e trasformati in parcheggi per automobili.

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C'ERA UNA VOLTA IL CINEMA

A Secondigliano, un tempo, vi erano ,tra teatri e cinema, circa 7 in tutto il territorio , mentre ad oggi sono tutti stati abbattuti, chiusi o sostituiti da altri posti. Di essi non restano più nemmeno le strutture murarie. Eppure noi giovani sentiamo la necessità di avere un cinema dove andare a vedere un bel film senza allontanarci troppo.

     I più prestigiosi erano sicuramente i cinema-teatro Arcobaleno (poi Maestoso) e Tripoli, nel quale ai esibirono spesso compagnie teatrali e di varietà. Poi c'era il Teatro Golden, rinominato Goldoni in epoca fascista, e altre tre sale cinematografiche più piccole. Negli anni Sessanta fu costruito il Cinema Fiamma per poter dare un momento di svago alle centinaia di militari di stanza nelle caserme della zona. A queste si aggiungeva il salone del Gran Caffè dove di tanto in tanto si tenevano spettacoli di cabaret e cafè-chantant.

     Le vicende delle sale a Secondigliano seguono un po' quelle verificatesi negli decenni scorsi con la crisi del cinema, ma subiscono anche gli effetti dell'epidemia di colera colpisce di nuovo Napoli , le strade sono vuote , ma le file per il grande cinema di Secondigliano è lunghissima, pur di vedere un film , la gente restava in fila per ore, questo cinema si chiamava Arcobaleno.

Sono stati sostituiti da supermercati o negozi di vestiti tutti ,questi luoghi come cinema rimpiazzati da nuovi e nuovi luoghi di shopping, purtroppo non troveranno più spazio.


Chiesa e tradizioni

Ci sono vari luoghi di culto di fede cristiana nel quartiere di Secondigliano tra cui la più famosa quella dei Santi Cosma e Damiano, patroni di quello che fu un Comune e poi diventò un quartiere della città di Napoli; fondata sul fine del XVII secolo, situata in Via Vittorio Emanuele III, è una delle principali chiese di Napoli e, quando la Chiesa si diede una organizzazione territoriale, fu una delle prime dieci parrocchie della città.

La struttura è costituita dalla facciata che termina con un timpano triangolare ed è divisa in due ordini: nel primo si trova il portale, inquadrato da tre lesene per ogni lato con capitelli ionici; nel secondo, invece, si apre un grande finestrone rettangolare, affiancato da due coppie di lesene. Sul lato sinistro è presente un campanile, costituito da un basamento bagnato, la cui costruzione cominciò nel 1721. L'interno, a navata unica, presenta sei cappelle per lato e una volta a botte affrescata con le figure dei Santi Cosma e Damiano. Dalla prima cappella sinistra è possibile accedere all'Arciconfraternita dell'Assunta. Nella sacrestia settecentesca, infine, è collocato un dipinto raffigurante la Deposizione, attribuito a Domenico Antonio Vaccaro. In origine il campanile era posizionato sul lato destro guardando la faccia. Poi, dopo un crollo, fu eretto dall'altro lato. La chiesa è dotata di una cripta che nei secoli scorsi era usata come cimitero.

Nel quartiere esistono anche altre bellissime chiese come: La Chiesa del Immacolata Concezione che ha una storia che risale al 1813, la storia narra che gli abitanti della zona lamentavano di non avere un luogo di culto per pregare più vicino, si parla di una contemplazione alla Vergine Maria da parte di Fra Luigi di Sant'Antimo, che avvisò che ci sarebbe stato ucciso il Re di Napoli Ferdinando II di Borbone. Questa notizia arrivò a Palazzo Reale di Napoli il re seppe dare ascolto e il giorno seguente si recò al campo di Marte (ora aeroporto di Capodichino), dove un soldato di ispirazioni mazziniani, Agesilao Milano, tentò di ucciderlo con un colpo di baionetta. Il sovrano sopravvisse e come voto fece costruire una chiesa in onore dell'Immacolata Concezione.

Sul Corso Secondigliano esiste anche la chiesa dedicata a S. Antonio di Padova, nota come "Chiesa Carbonelli" perché costruita laddove sorgeva una cappella della fiorente famiglia di Secondigliano.

Le chiese più antiche, risalenti al XIII secolo sono abbandonate e ridotte in cattivo stato. S. Maria di Lanciasino, nella zona adiacente al cimitero; S. Antonio a Scampia, in un palazzo diroccato di fronte al moderno quartiere.

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SAN GAETANO ERRICO

E' un Santo che è nato, ha vissuto e  ha predicato a Secondigliano; è stato un presbitero italiano, fondatore della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. La Chiesa cattolica lo venera come santo. La sua storia sacerdotale inizia il 23 settembre 1815, quando viene ordinato dal cardinale Luigi Ruffo Scilla nella Basilica Di Santa Restituita. Nel 1816 diventa parroco della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Secondigliano. Inizia ad insegnare nella scuola comune di Secondigliano, dove poi diventerà titolare dal 1819. Nel giorno di Pentecoste del 1826, Gaetano Errico, dichiara che farà costruire una chiesa dedicata a Maria Addolorata. I lavori iniziano nel gennaio del 1828, per poi concludersi nel 1834. Accanto alla chiesa fa costruire un edificio che funge da casa per i missionari di una nuova congregazione, quella dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Sono numerosissimi i miracoli adoperati dall'Addolorata. Gaetano Errico muore il 29 ottobre 1860 a Secondigliano, per le conseguenze di una febbre viscerale all'età di 69 anni. Fu canonizzato nel 2008 da Papa Benedetto XVI. 

Al suo nome è dedicato un importante premio di poesia al quale partecipano autori di tutta Italia e con una sezione molto importante dedicata alle poesie dei giovani.

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